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Primo lunedì del mese, incontro di preghiera

29-04-2015

Primo lunedì del mese, incontro di preghiera

E’ ormai un appuntamento caro a molti e per molti altri potrebbe diventarlo: ogni primo lunedì del mese presso la cappella di Cascina Moreni in via Pennelli 1, a Cremona, la Fondazione invita tutti all’incontro di preghiera

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Gruppo "amici di Fabio Moreni"

11-03-2015

Gruppo "amici di Fabio Moreni"

E' in fase di costituzione il gruppo Amici di Fabio Moreni, che sara' attivo principalmente per segnalazione e sviluppo di progetti da realizzare congiuntamente con la Fondazione "Fabio Moreni" e per la successiva realizzazione degli stessi. Chi condivide gli ideali di altruismo, che hanno contradd...

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L'esempio di Fabio in un libro sulle persecuzioni

Copertina Uscire da un vicolo ciecoE' uscito per i tipi della Rubbettino Editori il volume "Uscire da un vicolo cieco", curato da Gudrun e Martin Kugler. Affronta in modo scientifico e sistematico le persecuzioni, spesso dimenticate, che i Cristiani patiscono ancora oggi nel mondo.

La prefazione al testo è firmata da don Alberto Mangili, Vicepresidente di Fondazione Moreni. Ne riproduciamo qui di seguito il testo.

I sempre più frequenti e diffusi episodi e tentativi di discriminazione, intolleranza e di persecuzione nei confronti dei cristiani dimostrano che anche oggi, come più di 2000 anni fa, “non licet esse cristianos”. Come spiegare diversamente anche i recenti attentati, le restrizioni, l’impossibilità di essere battezzati, la fuga dai Paesi d’origine, la prigionia, le umiliazioni, l’impossibilità di costruire chiese,… che avvengono in ogni Continente ormai?

   Ciò che desta meraviglia e rammarica non è solo l’indifferenza di buona parte di quel mondo laico pronto a farsi paladino dei diritti di tutti, esclusi i cristiani, ma anche il silenzio e la distanza di tante nostre comunità cristiane d’occidente di fronte alle limitazioni e alle uccisioni di tanti nostri fratelli nella fede.

   Incontrando nei mesi scorsi un cardinale, la cui diocesi non è molto distante dal nostro Paese, ho chiesto scusa per il disimpegno e l’apatia che ci caratterizzano, per come lasciamo soli e in balia dei diversi potenti tanti cristiani, per quella che mons. Joseph Zen, eroico vescovo di Hong Kong, ha definito “la viltà dell’occidente”.

   Risultano ancora molto attuali le parole che Paolo VI ha pronunciato nell’omelia del 12 settembre 1965 in visita alle catacombe romane, alla vigilia della ripresa terminale del Concilio Ecumenico Vaticano II: “Le analogie reali fra la Chiesa che oggi stenta, soffre e a mala pena sopravvive nei Paesi a regime ateo e totalitario e quella delle antiche catacombe sono evidenti. Identico è il motivo della resistenza della Chiesa di allora e di oggi: difendere la Verità e insieme rivendicare il sacro diritto di ogni uomo ad una sua propria responsabile libertà, soprattutto nel campo fondamentale della coscienza e della religione. Identico l’intento degli antichi e moderni persecutori, che, con la violenza fisica o con il peso d’un apparato legale, giudiziario e amministrativo, vogliono imporre la «loro verità» e soffocare ogni contraria manifestazione del pensiero e delle sue oneste manifestazioni. Duole vedere come in tanti Paesi, che Noi pur molto stimiamo ed amiamo, dopo tanto parlare di libertà e di popolo, si cerchi di asfissiare la libera vita religiosa del popolo e delle singole persone e si abbia verso la Chiesa il proposito deliberato, se anche taciuto, e la ingenerosa speranza di farla morire”. Ed aggiunse: “La Santa Sede si astiene dall’alzare con più frequenza e veemenza la voce legittima della protesta e della deplorazione, non perché ignori o trascuri la realtà delle cose, ma per un pensiero riflesso di cristiana pazienza e per non provocare mali peggiori. Tornerà utile per i Cattolici stessi, che per grazia di Dio vivono in libertà, ricordarsi dei Cattolici che vivono nelle moderne catacombe e non dimenticare quanto triste umanamente parlando sia la loro sorte, riflettendo che, senza vigilanza e misericordia, simile sorte potrebbe diventare comune”.

   Anche il Santo Padre Benedetto XVI è intervenuto in più occasioni per ribadire la necessità della libertà religiosa, come in occasione del tradizionale discorso rivolto quest’anno al Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede: “La costruzione di società stabili e riconciliate, aliene da ogni ingiusta discriminazione, in particolare di ordine religioso –ha detto- costituisce “un orizzonte vasto e lontano”. Ha poi espresso “una grande preoccupazione” per le popolazioni ove permangano tensioni e violenze. Ha quindi osservato come “un’efficace opera educativa postuli pure il rispetto della libertà religiosa”, definita il “primo dei diritti umanI”, in quanto espressione della “realtà più fondamentale della persona”. Ha manifestato dolore per i cristiani “privati dei diritti fondamentali e messi ai margini della vita pubblica”, vittime di “attacchi violenti contro le loro chiese e le loro abitazioni” o “privati dei diritti fondamentali”, costretti “ad abbandonare” la loro terra o a pagare con la vita. Tutto chiaro, dunque. Evidente per tutti. Eppure tutto ancora drammaticamente calpestato in molte, troppe aree del mondo. Come i numeri confermano.

   Il Beato Giovanni Paolo II, il cui sangue pure fu sparso a causa di un attentato, nella Lettera Apostolica “Tertio Millennio Adveniente”, sottolinea come “nel nostro secolo siano ritornati i martiri, spesso sconosciuti, quasi militi ignoti della grande causa di Dio”. Ed ancora, durante il viaggio apostolico a Lourdes del 14 giugno 1983, disse: “La Chiesa è nata dalla croce di Cristo ed è cresciuta in mezzo alle persecuzioni. Fu così agli inizi nell’antichità romana. Fu lo stesso anche più tardi. Nel corso dei secoli, in luoghi diversi, sono scoppiate persecuzioni contro la Chiesa e coloro che credevano a Cristo donarono la loro vita per la fede e subirono le peggiori torture. Il martirologio della Chiesa è stato scritto secolo dopo secolo”.

   Nei preziosi contributi che seguono in questo volume i concetti qui solo accennati vengono ripresi con una scientificità di contenuto, con una serietà, una serenità ed un’onestà intellettuale, con una precisione ideale, con una chiarezza culturale ed anche educativa, che non solo forniscono una chiave interpretativa e di comprensione utile, ma anche colmano un vuoto in un ambito sempre più decisivo, quello di una concezione sana della dignità umana.

   Fondazione Moreni, nel suo piccolo, ne è un esempio. E’ una delle tante briciole, dei tanti semi di speranza sparsi nel mondo. Una speranza, che nasce –come spesso accade- dal sangue dei martiri. E martire è morto Fabio Moreni, cui la Fondazione si intitola. Un laico giovane, intelligente, colto, un imprenditore benestante: il Signore gli ha dato tutto ciò che un uomo possa desiderare. E lui ha ricambiato, offrendoGli tutto ciò ch’egli avesse di prezioso da donare: la propria vita per il prossimo. E’ morto il 29 maggio 1993, assieme a Sergio Lana e Guido Puletti, vittime dell’eccidio compiuto nella Bosnia dilaniata dalla guerra. Stava portando aiuti umanitari alla povera gente. Non v’era alcuna ragione perché lo facesse, a casa sua aveva tutto; nessuna ragione, se non –come lui ha testimoniato poco prima del suo ultimo viaggio- “il desiderio di sentire un giorno la voce di Dio: ‘Avevo bisogno e mi hai portato conforto’”. Quanti, come Fabio Moreni, hanno sentito, sentono e sentiranno il Signore rivolgersi loro con queste parole! Quanti, come sua mamma Valeria ed i genitori di Sergio Lana, hanno la forza, il coraggio, la fede necessari per vivere la dimensione del perdono, del perdono totale concesso agli assassini dei loro figli, gratuitamente e con toni commoventi, condividendo, insieme a Rovati Giancarlo, attuale Presidente della Fondazione, e ai tanti amici, la dimensione del sacrificio sperimentata da Fabio, Sergio e Guido col loro sangue. E’ da questo sangue, dal sangue di questi martiri, dal dolore patito da tutti i perseguitati, che si rigenera, che rinasce ogni giorno un modo vivo, autentico, genuino, nuovo non solo d’esser Chiesa, ma al contempo anche d’essere uomini, uomini sul serio. Solo l’umanità lavata dal sangue dell’Agnello può dirsi salvata. “Quelli che sono vestiti di bianco sono coloro che sono passati attraverso la grande tribolazione ed hanno lavato le loro vesti, rendendole candide col sangue dell’Agnello” (Ap 7, 13-14).

   Oggi “uscire dal vicolo cieco”, in cui ci hanno costretto relativismo, materialismo, secolarizzazione, indifferentismo, si può. Dipende da noi. Da ciascuno di noi. Ed in queste pagine possiamo trovare preziose indicazioni per rendere il nostro essere, il nostro pensare, il nostro agire, il nostro sperare una presenza ed una testimonianza. Ogni cristiano possa ripetere come S.Ambrogio quanto, riferendosi alle reliquie ritrovate dei Santi Martiri Gervasio e Protasio, lasciò detto: “Tales ambio defensores”, io ambisco avere tali difensori!

   La Vergine Maria, regina dei martiri, maternamente vicina a Bernadette, ai tre pastorelli di Fatima e ai veggenti di Medjiugorie sottoposti a umiliazioni, restrizioni e accuse infamanti, illumini e sostenga ogni cristiano.

 

Don Alberto Mangili

Vicepresidente Fondazione Fabio Moreni

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